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L'Assemblea Costituente - Il contesto

La riorganizzazione dei partiti: nasce il progetto di carta costituzionale

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Con la caduta del fascismo nel giugno 1945 si instaura un governo di unità antifascista presieduto da Parri al cui interno sono rappresentati tutti i partiti che si sono opposti alla dittatura. Il PCI aveva lanciato nel '44 l'idea del partito nuovo, un partito non più solo di quadri, ma di massa, contaminando così il modello bolscevico di partito con quello della tradizione socialista europea e nello stesso tempo va elaborando una strategia politica centrata intorno al concetto di democrazia progressiva, cioè di una democrazia fondata sull'alleanza delle forze sociali popolari e dei partiti democratici di ceto medio, un concetto che sarebbe stato formulato in forma esplicita più tardi ma concepito nei suoi tratti essenziali già in questa fase. L'azione del PCI è caratterizzata però dalla necessità di condurre da un lato una politica nazionale, cercando - soprattutto nel primo periodo, ma anche in seguito - di presentarsi come il vero erede della tradizione democratico-risorgimentale italiana, e dall'altro di tenere fede al vincolo internazionale costituito dal legame con l'URSS. L'abilità nel saper unire questi due elementi contribuisce a far crescere la forza del partito trasformandolo nel portavoce di alcuni settori della popolazione italiana, ma nello stesso tempo rappresenta un limite nella misura in cui questo partito avrebbe voluto aspirare a rappresentare l'intera nazione assumendo funzioni di governo.
Tra il 1943 e il 1944 il mondo cattolico comincia a organizzarsi politicamente attraverso la confluenza di persone di diversa provenienza. Alcuni sono esponenti del vecchio partito popolare, altri sono cresciuti all'interno delle organizzazioni cattoliche, altri ancora provengono dall'università cattolica. Le Idee ricostruttive della Democrazia Cristiana elaborate da De Gasperi nel luglio 1943 costituiscono il documento più significativo della cultura politica democristiana, che fonde spunti della tradizione liberal-democratica con la tradizione cattolico-sociale e con la rivendicazione del valore e della centralità della persona. Nel 1944 l'appoggio ricevuto dalle organizzazioni cattoliche consentono alla DC un salto di qualità organizzativo nelle zone liberate. Man mano che ci si allontanava dalla fine della guerra, si indeboliva il principio dell'unità antifascista e cresceva invece il peso dei partiti.
Accantonata la pregiudiziale antimonarchica durante la guerra, il problema della forma di Stato torna alla ribalta dopo la fine del conflitto. L'idea di lasciare la decisione alla futura Costituente è accantonata per il timore che affidare la scelta a un organismo rappresentativo possa diminuire la legittimazione della forma di Stato. Le elezioni per la Costituente vengono quindi associate al referendum istituzionale. A votare questa volta non solo gli elettori, ma per la prima volta è concesso il diritto di voto anche alle donne portando così a compimento il processo di allargamento del suffragio avviato nell'Ottocento.


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