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Fumo, alcol e droghe.




1. La storia del fumo

A cura classe II A
I.T.C.G. Baruffi di Mondovì

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L’attribuzione della scoperta del fumo si deve agli Indios dei Carabi. Nel periodo pre-colombiano l’uso del fumo era praticato nel corso di cerimonie magiche o di iniziazione in cui l’uso di certe erbe esercitava sull’organismo un potere ipnotico. Progressivamente, si passò dal fumo rituale al fumo per piacere, e tale comportamento interessò non solo le americhe, ma l’intero mondo.
Il primo europeo a fumare tabacco fu probabilmente un compagno di Cristoforo Colombo, che fu poi imprigionato per questa sua abitudine.
Nel 1495, dopo la seconda spedizione di Colombo, al frate Romano Pane, che l’aveva accompagnato, dobbiamo la prima approssimativa descrizione della pianta del tabacco.
Egli credeva che gli Indiani fumassero soprattutto per scacciare i fastidiosi moscerini e che usassero altrimenti tale erba come medicinale in alcune malattie.
L’uso del tabacco si diffuse rapidamente in Spagna e Francia, poi nel resto d’Europa, in Italia, in Inghilterra, in Germania, quindi raggiunse la Turchia verso l’Asia, ed approdò in Giappone, in Corea ed in Cina.
In alcuni casi fumare fu considerato un comportamento virtuoso: l’ambasciatore di Francia in Portogallo inviò a Francesco II e Caterina De’ Medici dei semi di tabacco, vantandone le caratteristiche curative: diceva che erano efficaci per l’ulcera e le malattie dello stomaco, che curavano piaghe, asma e varie malattie respiratorie.
Alcuni medici di Siviglia raccomandavano l’uso del tabacco contro i morsi di serpenti e di insetti e contro il mal di testa.
In Gran Bretagna si pensò addirittura che potesse essere un antidoto al morbo della peste.
In Inghilterra si organizzarono ‘smoking parties’ (raduni in cui si fuma): I bambini andavano a scuola portando una pipa carica al posto della merenda.
Tuttavia si cominciarono ad adottare provvedimenti contrari all’uso del tabacco.
Giacomo I promulgò un decreto contro il fumo, probabilmente perché gli importatori erano Spagnoli, suoi acerrimi nemici.
Ne scaturì una pesantissima tassa sul tabacco che contribuì notevolmente alla coltivazione clandestina della pianta. Poi dal XVII sec. alcuni medici iniziarono a considerare il tabacco come pianta dannosa.
In altre parti del mondo, oltre ad imporre tasse sul fumo, si perseguitavano i fumatori con pene corporali, come nel caso della Persia dove lo scià Abbas, richiamandosi al Corano, fece mozzare il naso agli annusatori di tabacco e le labbra ai fumatori.
In Turchia Amurat IV arrivò sino alla pena di morte, facendo scegliere ai condannati o l’impiccagione con la pipa tra i denti o il rogo con le foglie di tabacco.
In Russia i fumatori venivano condannati a essere bastonati e mutilati ma lo zar fumava tranquillamente la sua pipa in pubblico. Il papa nel 1630 parlò di scomunica per i fumatori.

Tuttavia l’uso del fumo era ormai entrato nelle abitudini di vita di larghe parti della popolazione europea: il gesto di prendere del tabacco da una apposita scatoletta e di portarlo alle narici diventò una questione di stile.
Alcuni soldati provenienti da oriente, nel 1832, incominciarono ad infilare un po’ di tabacco nei cilindretti di carta in cui conservavano la polvere da sparo: inventarono così la sigaretta, che arrivò in Italia nel 1857, nelle tasche dei reduci della spedizione di Crimea .
In Europa e in tutto il mondo la moda delle sigarette si diffuse molto rapidamente.
La guerra civile Americana introdusse un tipo di sigarette fatte di tabacco, di un colore chiaro, più aromatico e molto più dolce.
Dopo aver fumato qualche sigaretta con questo insolito tabacco, i nuovi fumatori sentivano l’impellente necessità di fumare di nuovo.
Per questo motivo nel 1868 venne fondata l’Associazione francese contro l’abuso di tabacco. Molto importante per i  fumatori fu una macchina brevettata nel 1880, che produsse sigarette in serie e contribuì a tenere bassi prezzi.
Secondo gli storici i due metodi più importanti per diffondere il consumo di sigarette sono stati la pubblicità e la guerra: infatti il consumo aumentò vertiginosamente con la prima guerra mondiale e la produzione aumentò da 18 miliardi di sigarette nel ’14 a 47 miliardi nel ’18. A questo contribuì la distribuzione di sigarette gratis al fronte. Medesimo effetto si ebbe durante la seconda guerra mondiale. Intanto a cavallo delle due guerre l’uso di fumare cominciò ad interessare anche le donne.
Nell’ Europa post bellica le stecche di sigarette si sostituirono alla valuta nel mercato nero e con esse si poteva comprare di tutto.






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