






|
|
Il nostro primo voto all'insegna del costituzionalismo repubblicano e del processo di integrazione europea
A cura di Veronica Chiabò e Francesca Grosso classe 5^A
Liceo Scientifico “G. Peano” - Cuneo
Riflettere, ponderare, decidere. Si tratta di una triangolazione preziosa ed esaltante per la nostra età di giovani e di studenti. Proprio in questa direzione, e con tanta gratificazione, ci accingiamo ad esporre le nostre riflessioni in merito ad un appuntamento di cittadinanza attiva: l’esercizio del voto. Un diritto e un dovere che maturiamo con il compimento del diciottesimo anno d’età e con l’acquisizione della capacità di agire.
Si apre di fronte a noi un orizzonte importante, ad un tempo, delicato e impegnativo dal punto di vista della formazione personale e della preparazione culturale, che richiede di esprimere una nostra scelta con riferimento a quella che sarà la gestione politica del futuro.
Purtroppo, si tende ad accreditare al diritto di voto una scarsa rilevanza. Qualcuno, addirittura, lo concepisce e lo vive come una routine che si ripete, o come un’operazione dell’ultimo momento, allorché, dopo essersi consultati sul da farsi in famiglia o con gli amici, ci si reca nel seggio elettorale per esprimere, in modo superficiale e magari inconsapevole, il proprio voto. Quest’opinione, purtroppo corrente, è decisamente impropria e improvvida e denuncia una carente partecipazione alla gestione della cosa pubblica, un deficitario senso della democrazia e una tendenza a delegare: con ciò sottovalutando il proprio “pronunciamento”, in base alla convinzione che non è assolutamente determinante per orientare le scelte future.
Si tratta di pregiudizi, modi di dire e di fare diffusi da tempo e tendenzialmente, salvo rare eccezioni, destinati ad aumentare, come del resto dimostrano le statistiche relative all’affluenza alle urne. Nel 1996, ad esempio, in occasione delle elezioni politiche, si erano recati alle urne poco meno dell’83% degli aventi diritto, mentre per le stesse consultazioni del 2008 la percentuale era scesa di ben due punti.
Sussistono però, a fronte di tale depauperamento della cittadinanza attiva, alcune motivazioni che vanno al di là della negligenza e del disinteresse. Le chiamate alle urne sono troppo frequenti, al punto da coinvolgere votazioni quasi tutti gli anni: basti pensare al fatto che le elezioni politiche nazionali, quelle amministrative (regionali, provinciali e comunali) e quelle europee, da sé sole, nel contesto dei cinque anni di durata delle relative rappresentanze, ci coinvolgono, fatti salvi alcuni raggruppamenti che talvolta intervengono, quasi tutti gli anni. Se poi intervenissero elezioni anticipate, il continuum elettorale a cadenza annuale potrebbe trasformarsi in realtà.
Esiste, inoltre, la convinzione che c’è già chi si coinvolge e si sente, per tante ragioni, coinvolto: dunque facciano loro, è inutile intromettersi. Ed ancora, sussistono coloro che giudicano del tutto immutabile la realtà delle cose, sulla base della facile giustificazione intitolata al “si è sempre fatto così, inutile darsi da fare, intanto non cambierebbe nulla”. Si tratta di considerazioni frequenti, apparentemente legittime, ma nella loro sostanza errate.
Sul primo punto, incentrato sull’inflazione elettorale, c’è da sottolineare l’importanza che le diverse istituzioni locali, nazionali ed europee rivestono per la gestione amministrativa e politica delle varie realtà. Il concentrare i turni elettorali negli stessi giorni sarebbe cosa opportuna per ridurre le spese, in ogni caso risulta impossibile unificarli tutti quanti, per svariate ragioni, ma anche e soprattutto perché si genererebbero confusioni e incertezze presso molti elettori.
Il secondo punto, quello del delegare ad altri ciò che anche noi dovremmo fare, costituisce davvero una maldestra tendenza della società civile, un grave limite per l’esercizio della democrazia ed una seria lacuna della cittadinanza agita.
In ordine alla terza remora, basata sull’impossibilità di cambiare le cose, si tratta di un meccanismo di difesa, di una giustificazione dovuta al fatto che è più agevole disimpegnarsi che impegnarsi.
Quelle testé citate sono motivazioni e giustificazioni solo in parte (o per nulla) realistiche, perché riflettono, tutte quante, sia pure con diverse modulazioni, una certa pigrizia, quanto meno mentale, nell’operare come cittadini attivi, responsabili ed impegnati ad offrire il proprio contributo per migliorare le cose, per rendere più funzionali le istituzioni, per incentivarle ad aderire sempre più ai bisogni dei cittadini.
Noi giovani dobbiamo essere coscienti di tali derive astensioniste e intitolate ad una scarsa adesione nei confronti dei valori sociali e comunitari. Lo dobbiamo fare per tante e doverose ragioni. Da una parte, perché il futuro sarà sottoposto alla nostra gestione, dunque è indispensabile che ci si prepari allo svolgimento di un simile ruolo; dall’altra, perché siamo in fase di definizione e di maturazione della nostra personalità, per la quale il senso civico, il desiderio di partecipazione e di coinvolgimento svolgono un ruolo molto importante; dall’altra ancora, perché la giovane età, l’idealismo che le è proprio, il fisiologico desiderio di cambiare, il gusto della novità – che accorda più sapore alle azioni che si devono svolgere – producono un supplemento di fervore e di tensione morale nel disimpegno delle scelte e delle operazioni che ci attendono.
L’esercizio del diritto di voto ci immerge in un’atmosfera ideale, affettiva ed operativa di questo genere: l’aver ricevuto la cartella elettorale, con l’assegnazione ad uno specifico seggio per l’esercizio di un nostro diritto e dovere, è motivo di gratificazione, alimentata dalla consapevolezza di essere entrati nel mondo degli adulti e di poter far sentire indirettamente la nostra voce nelle scelte e nelle decisioni che ineriscono alle questioni pubbliche.
Occorre però, al di là del coinvolgimento emotivo e psicologico, essere preparati ed avere al proprio attivo la conoscenza del lungo e travagliato percorso che ha reso possibile l’esercizio del suffragio universale, senza dimenticare il ritardo, lungo tale tragitto, del voto femminile. Sono sufficienti due casi per inverare tale realtà. In Inghilterra, le donne ottennero il diritto di voto nel 1928, ben dieci anni dopo il suffragio universale maschile, mentre in Italia le donne lo acquisirono nel 1946, a più di trent’anni di distanza rispetto agli uomini.
Risulta inoltre estremamente importante conoscere la nostra Costituzione, ovvero la Legge fondamentale della Repubblica che, nel suo dettato normativo, accredita al diritto di voto un rilievo fondamentale. Nell’intero arco dei 139 articoli, sussistono richiami, ora diretti, ora indiretti, ai pronunciamenti elettorali dei cittadini. In alcune parti, però, tale istanza viene espressa in maniera incisiva. Pensiamo, in merito, agli articoli 1 e 48, inerenti, rispettivamente, ai Principi fondamentali e ai Diritti e Doveri dei cittadini. Il loro dettato è più che sufficiente per attestare, come basilare e doveroso, l’intervento di “scelta politica” (espresso con il voto), che ogni membro della Comunità nazionale deve svolgere in occasione delle turnazioni elettorali.
La scuola, come si legge su diversi documenti programmatici, ha il compito di formare l’uomo e il cittadino, vale a dire un individuo maturo socialmente, eticamente e culturalmente, dunque in grado di inserirsi, con scienza e coscienza, nell’esercizio della democrazia rappresentativa e partecipata.
Nel recarci alle urne in occasione delle cadenze elettorali, andiamo nella direzione della rappresentanza che noi accordiamo a chi conferiamo la nostra preferenza. Ci inseriamo, in tale direzione, nel dinamismo di una democrazia indiretta, necessaria sì, ma non sufficiente per avvicinare i cittadini alle istituzioni e per contribuire più da vicino alle innovazioni che risultano sempre necessarie. Di qui l’esigenza di dare respiro, con i nostri comportamenti, alla democrazia partecipativa che può e deve coinvolgere il demos nella gestione della cosa pubblica e nell’adozione di quelle scelte che ci riguardano direttamente.
Partecipare: è forse il verbo da privilegiare e da coniugare nei modi e nei tempi di tutte le età. Anche noi giovani dobbiamo marcare la nostra presenza, in modo attivo e fattivo, perché possediamo tante energie, coltiviamo molti ideali e talvolta sappiamo essere più altruisti, più incisivi, più innovativi. Tutto questo potrebbe sembrare un luogo comune e in parte forse lo è: spetta proprio a noi evitare che tali affermazioni abbiano a scivolare lungo il piano inclinato della pura retorica e del semplice formalismo espressivo.
È doveroso impegnarci per tradurre le nostre energie e i nostri ideali in comportamenti concreti, fatti d’impegno, di crescita culturale e di coinvolgimento operativo: nel volontariato, nell’associazionismo, ma anche nell’adesione a quelli che sono i nostri diritti e i nostri doveri di cittadinanza responsabile ed operosa, in ottemperanza ai principi costituzionali, nonché alle norme che stanno alla base del processo di integrazione europea. Un processo che sta per compiere i sessant’anni d’età, se si considera come punto di partenza la Dichiarazione Schuman del 9 maggio 1950, e che presenta al suo attivo trent’anni di democrazia rappresentativa, da quando, nel 1979, l’Europarlamento è diventato espressione della volontà popolare.
Quest’anno, all’inizio del mese di giugno 2009, si svolgeranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo. Questa tornata elettorale (la settima a suffragio universale), unitamente alle elezioni provinciali di Cuneo, ci vedrà coinvolti, per la prima volta, in qualità di elettori. Dobbiamo esserne fieri e partecipare attivamente, perché parlare di Europa, delle sue istituzioni e del suo percorso di unificazione e di integrazione, significa richiamare la pace, la libertà e la cooperazione, ossia tre valori fondamentali all’interno di un Continente per gran tempo dilaniato da guerre, violenze e devastazioni, le quali, con gli esiti catastrofici del secondo conflitto mondiale, rischiarono di far precipitare la nostra civiltà nel baratro del non ritorno.
L’europeismo ha determinato una totale inversione di rotta nel cammino continentale ed ha promosso un itinerario evolutivo certamente da completare nella direzione di una reale unione politica, in ogni caso già approdato sulle sponde di una soddisfacente integrazione economica e monetaria.
Da qualche anno, si sta lamentando uno strisciante e vagante euroscetticismo, favorito, senza ombra di dubbio, dalla crisi economica e finanziaria che attanaglia l’intero Pianeta, ma anche alimentato da pregiudizi, scarsa conoscenza e difetto di partecipazione. Il coinvolgimento, almeno a livello fruitivo e culturale, nella campagna elettorale propedeutica alle elezioni del prossimo mese di giugno, è un primo passo che noi giovani dobbiamo compiere per essere pronti a votare consapevolmente.
Nella convinzione, tra l’altro, di inserirci in quel patriottismo costituzionale che sta alla base della nostra democrazia e che sostiene la libertà e la solidarietà nei popoli e tra i popoli.
|
|
 |
| |
 |
Il progetto Lezioni di Costituzione: Obiettivi e partecipanti
|
  |
|
| |




 |
 |
|